C’è una moda che contagia investitori e startupper allo stesso modo, periodicamente. Quella dei brevetti.

Ah se non hai la tecnologia difendibile…

E’ impossibile fare delle generalizzazioni, e sarebbe sbagliato dire che i brevetti sono irrilevanti. In particolare io con questo breve post voglio solo puntualizzare che forse la 1° cosa da fare non è brevettare la soluzione ma:

  • costruirla solidamente ancorata al customer ed ai suoi problemi
  • testare e validare concept, modalità di erogazione e distribuzione prima di “incapsularla” e dunque poi di brevettarla.

Lo faccio raccontando 2 casi che conosco bene perché vengono dalla storia del web, e in particolare dei motori di ricerca, settori in cui sono coinvolto dal 2001 quando sono andato a lavorare in AltaVista che oggi nessuno ricorda più ma è stato il 1° vero motore di ricerca full-text funzionante e consumer.

Parliamo di Brevetti.


Google ha costruito il suo impero sulla pubblicità legata alle parole chiave, ogni volta che fai una ricerca la pubblicità più giusta ti compare fra gli “sponsorizzati”.

Beh, per farlo, e diventare il padrone del web, ha violato continuamente per anni 2 brevetti di

Nel 2004 Overture (che aveva comprato AltaVista, e poi comprata da Yahoo a sua volta) ha negoziato fuori tribunale con Google un risarcimento di 2.7 milioni di azioni (all’epoca del valore di circa 350 milioni di dollari) perché l’idea di costruire una asta in base alle offerte di CPC era stata creata e brevettata da loro.

Solo che poi Google l’ha perfezionato, e soprattutto ha montato la macchina di monetizzazione su un prodotto così efficace che la ha alimentata molto meglio. Il 97% delle revenue di Google vengono da questa macchina e 350 milioni sebbene sembrino tanti è una cifra risibile rispetto al valore creato da Google.

Ma ancora più alla base, la modalità di collegare per via dinamica alla pagina dei risultati delle pubblicità costruite dinamicamente sulla base della query dell’utente era un brevetto di qualcun altro ancora…

Qualcuno si ricorda di Lycos?

Beh qualcuno ad un fallimento aveva comprato i brevetti di Lycos e nel 2014 ha ottenuto una vittoria in tribunale con la quale Google ha dato un risarcimento pari a 1,3% dei ricavi di Google da AdWords negli USA, per sempre. Una royalty di circa il 250 milioni di dollari all’anno.

Come per le cause di Facebook, descritte nel film “The Social Network” questi sono solo speeding tickets, e dei 2 “inventori” presunti derubati, nessuno si ricorda.

Ma potremmo proseguire a parlare di come Microsoft non ha scritto MS-Dos… o altri aneddoti analoghi…

Cosa voglio dire che è meglio rubarle idee piuttosto che averle le idee?

Ovviamente no, ma voglio dire che quello che conta è saper collegare le idee al mercato, e questo collegamento passa dagli “utenti” e dai loro “problemi”, e non dalle simulazioni e dai fogli di Excel dei business plan costruiti a tavolino.

Ci sono settori, dove il driver di successo è puramente tecnologico e li i brevetti servono eccome. Non so dire se siano la prima cosa ma sicuramente una protezione è necessaria. In alcuni casi nell’hardware proteggere la soluzione è fondamentale.

Ma anche in questo caso, la scelta più efficiente rimane quella di  considerare la “soluzione” e quindi “il prodotto” non tanto la tecnologia o il brevetto, ma la specifica modalità di “distribuzione” della tecnologia perché è quella che verrà “comprata” dai clienti e non la tecnologia in se.

Per esempio, oltre a brevettare la forma dell’iPhone con la quale Apple poi è in causa da 10 anni con la Samsung, Apple in occasione del lancio dell’Apple Watch ha brevettato un nuovo tipo di acciaio, un nuovo tipo di lega di oro per orologi e un nuovo metodo di lavorazione dell’acciaio per produrre un materiale che nessuno utilizzava prima di loro.

Parliamo di Business plan


Quando Google è stata fondata nel 1998 era poco più del progetto di tesi di dottorato di Larry Page e Sergey Brin. Dopo aver applicato il modello della loro tesi a una porzione più grande del web, si sono accorti di avere effettivamente l’embrione di una tecnologia decisamente più efficace di quello che c’era in giro al momento.

Non a caso il 1° investitore ad avergli dato fiducia era il 1° investitore di AskJeeves (altro motore del tempo) che ha dato i primi 100.000 dollari senza nemmeno ci fosse la società costituita. Senza nessun biz plan e nessuna idea di come “fare soldi”.

E sempre senza nessuna idea di “come fare soldi” è stato chiuso il primo round di VC, probabilmente il primo ad avere avuto sia Sequoia che KP nello stesso investimento.

Tenete anche conto che Yahoo non era già più un motore di ricerca perché l’idea comune del mercato era che per fare soldi bisognava essere “portali”.

Beati voi che non sapete nemmeno cosa voglio dire 🙂

Ma i 2 “inventori” non erano molto dell’idea di fare gli imprenditori, e proposero subito a Yahoo di acquistare la loro tecnologia per 1 milione di dollari, prima di pensare di farci una azienda sopra e raccogliere capitale.

L’allora CEO di Yahoo era ovviamente dell’idea, ma il board lo costrinse a dire di no (così raccontano gli annali).

I 2 provarono poi a vendere a Excite per 1 milione di dollari ma il CEO di Excite non ne volle sapere nemmeno quando loro scesero a 750.000 Dollari…

Proprio non si vedevano a fare gli imprenditori, erano due scienziati…

Costretti dalla sorte hanno deciso di sviluppare direttamente il prodotto. Il resto è storia.

Anche qui, cosa voglio dire che i business plan non servono a nulla?

Sarebbe presuntuoso da parte mia, ma il momento del business plan è quando ogni numero inserito non è INVENTATO ma derivato da uno specifico esperimento o test di mercato.

Variazione delle vendite al prezzo?
Testato, quindi mettiamo X

Costo di acquisizione?
C’è il canale migliore è questo e costa Y

e così via…

A quel punto c’è un business plan VERO.

Non quel collage di invenzioni numeriche che io chiamo un “quadro espressionista dipinto su Excel” 🙂

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