In queste call che svolgo con chi deve ancora applicare al winter batch 2016 di 42acelerator, è raro e anche inopportuno entrare nel merito del progetto di innovazione, su cui ci esprimeremo solo dopo il 30 di settembre. Di solito le domande riguardano la struttura del programma e il processo di selezione.

Qualcuno comunque ci prova, e butta sul tavolo quella che io chiamo la lazy question:

Se io ti racconto la mia soluzione, tu mi sai dire se è disruptive?

Mi è capitato almeno 5 volte in questi ultimi giorni.

Da una parte mi fa piacere che ti faccia lo scrupolo di chiedere: significa che ti sei informato sugli aspetti che qui in 42xxl valorizziamo nella valutazione dei progetti.

Dall’altra, stai guardando davvero dalla parte sbagliata. Non è dalla soluzione che si capisce se un’innovazione è disruptive oppure no. Ma dal mercato. Mi dovresti parlare del tuo mercato, del problema che risolvi, del perchè questi poveretti non sono ancora riusciti ad affrontarlo per nulla, dei comportamenti compensativi che sviluppano, del perchè proprio quella fettuccina di mercato, non altre, ha la potenzialità di inaugurare un nuovo mercato.

Potresti anche fermarti qui, senza citarmi la soluzione. Perchè tendo a fidarmi che la trovi. Se hai compreso davvero il mercato, e il problema, e sei davvero motivano a risolverlo, e hai un team adatto e parimenti motivato, allora la nostra fiducia è quasi totale che tu riesca a sviluppare una soluzione efficace, e potenzialmente scalabile. Per questo contiamo molto sul fatto che tu abbia raggiunto IRL3.

Ti dirò di più, e probabilmente non ti farà tanto piacere: meno ti sei spinto nello sviluppo della soluzione, meglio è.

Si ma allora perchè chiedete il prototipo??

Perchè ci serve come evidenza fattuale che il tuo team è tecnologicamente preparato, e personalmente motivato, a sviluppare una soluzione.

Spero che adesso sia passato il messaggio che la disruptiveness non riguarda la “figaggine” tecnologica del prodotto, ma l’acume con cui identifichi una piccola frattura del mercato e intuisci che si può trasformare in un’intera falda, e poi in un nuovo continente.

Avere un wow factor dal punto di vista tecnologico è quasi indicatore del contrario. E’ facile che un progetto disruptive infatti si appoggi ad una tecnologia talmente acerba da sembrare deludente secondo i parametri di qualità del mercato mainstream.

Esempio: Le prime radio a transistor sono affiorate sul mercato negli anni 50, quando dominavano le sofisticate grandi radio da appartamento. Erano considerate ‘radio piccole e mal funzionanti’ (qualità del suono largamente inferiore a quelle analogiche). La frattura che ha permesso a questi brutti anatroccoli di farsi spazio nel mercato (che è poi evoluto nel walkman, nell’IPod, nell’IPhone e nelle attuali forme di intrattenimento mobile) è stata quella che si è consumata tra i gusti musicali/abitudini di genitori e figli. Gli adolescenti volevano ascoltare altro, possibilmente altrove: non contava la qualità del suono, o l’affidabilità della ricezione, ma la portabilità dell’oggetto e la flessibilità dell’esperienza di ascolto.

Gli adolescenti americani sono stati il beachhead di un nuovo mercato, quello dell’intrattenimento mobile, che ha piano piano conquistato anche genitori e nonni, mutilando quello dell’intrattenimento domestico basato sulle radio da arredamento.

La tecnologia transistor è stata disruptive? No, non la tecnologia, e nemmeno la piccola brutta radio low-fi. Altrimenti AT&T, che l’ha sviluppata nel 1947, non avrebbe venduto il brevetto ad Akito Morita, CEO di Sony, nei primi anni 50, e non si sarebbe svolto questo dialogo:

AT&T: “Che cosa ci volete fare?”

Morita:”Faremo delle piccole radio”

AT&T: “E chi mai dovrebbe volere delle radio piccole??”

transistorradio

Ecco un secondo modo ugualmente storto di interpretare la faccenda:

Per creare un nuovo mercato ho creato un nuovo bisogno, come ha fatto Steve Jobs con l’iPhone

Mi devo ricomporre prima di rispondere, ogni volta.

NO^2.

Il primo NO riguarda il fatto che i bisogni si creino. I bisogni NON si creano e non si distruggono, come l’energia. Semmai si soddisfano fino a quasi non percepirli, o cambiano stato: la sigaretta, per esempio, soddisfa prima un bisogno di inclusione e partecipazione di un adolescente nei confronti del gruppo, e poi un bisogno di sussistenza fisica, a causa del meccanismo della dipendenza; o di svago, inteso come liberazione dallo stress.
Tra tutti quelli che hanno mappato i bisogni dell’uomo, il mio preferito è Neef.

Tabella di Neef alla mano, lascio a voi il compito di argomentare il secondo NO, che riguarda il caso Steve Jobs vs iPhone.

Chiarito ciò, è vero che la percezione di un problema, ovvero del mancato soddisfacimento di un bisogno, e della capacità tecnica di affrontarlo, può modificarsi nel tempo e nello spazio, e quindi far emergere delle opportunità di mercato sempre nuove.

Un’opportunità di innovazione disruptive quindi emerge all’incrocio di discontinuità sociali, culturali, tecnologiche.

Più velocemente queste tre cose cambiano assieme, più opportunità si creano, anche se in pochi riescono a vederle dall’angolatura corretta. Viviamo in tempi mobili, di velocissima evoluzione, ecco perchè ci sono tante opportunità di business ed ecco perchè innovare attraverso un progetto imprenditoriale disruptive può davvero cambiare il mondo!

Pensi anche tu che sia proprio il momento giusto per applicare a 42accelerator e cambiare il mondo? Stiamo CERCANDO PROPRIO TE

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