Una roba evidente nella nostra application e nel processo di selezione è che diamo molto più peso al PROBLEMA che il progetto dovrebbe risolvere che non alle slide di presentazione o al contenuto della “soluzione” proposta.

Che cosa significa allora per noi il “problema” e perché è il miglior punto di partenza per una startup dal nostro punto di vista?

In una discussione su Facebook mi hanno chiesto se non è impossibile fare un MVP per l’intrattenimento perché

“Si aspettano un gioco finito”
“I video devono essere già professionali”

Come se fosse una specifica caratteristica del settore.

Peccato che poco tempo fa uno dei nostri imprenditori in questo batch, all’inizio del programma mi abbia chiesto qualcosa di molto simile, parlando di software enterprise invece.

“Mica si può fare una roba così così… i clienti si aspettano che funzioni…”

Questa domanda quindi mi da modo di dare una riflessione su cosa sia realmente un test, un esperimento e soprattutto un MVP e come dovrebbe essere generato.

Questo perché in effetti magari è più evidente nell’intrattenimento ma questa dinamica poco chiara tra idea, problema e progetto c’è in tutti i settori.

In realtà il “problema” significa più in modo generico un “buco di mercato”.

Una esigenza insoddisfatta. Non vuol dire per forza “non poter fare una cosa”.

Se manca un videogame di genere X o con la caratteristica di gameplay Y lo vedi di solito dalla presenza di “comportamenti compensativi” come li chiamiamo in gergo (come lo sono per es il retro gaming, o i casual games che rappresentano anche un vuoto nella fascia “facile” ..).

La stessa dinamica è sempre presente in ogni settore ed è quella che permette alla innovazione di attecchire. C’erano almeno 5 motori di ricerca sul mercato quando è uscito Google avevano tutti la pubblicità, un sacco di funzioni per filtrare… ma i risultati facevano tutti schifo. Problema.

E la prima versione di Google, il suo MVP era un micro test su un pezzetto di internet, sufficiente a far vedere che funzionasse meglio di tutti gli altri.

Un MVP quindi non deve essere per forza un vero “prodotto” (un film, un videogame venduto sul mercato nel caso della persona che mi ha fatto la domanda su Facebook) ma è solitamente una boa che metti nel mercato per “validare” quello che pensi di aver capito di un dato “profilo” che può benissimo non essere socio demografico (anzi lo è sempre meno)

C’è troppa attenzione al concetto di MVP staccato però dal metodo sperimentale da cui dovrebbe venire, e questo genera un sacco di confusione.

Il punto di partenza quindi dovrebbe essere il “buco” del mercato (il cliente scontento, il possibile cliente che non compra perché non può, non riesce, non capisce) e non la “idea”.

Esempio: “mio mini pony” della Hasbro è l’unico brand per bambine  di cartoni + giochi etc., e così nasce esattamente come i transformers.

È stato creato a tavolino, perché quella delle bambine di quella età era l’unica fascia demografica su cui Hasbro non avesse un brand in quel momento e nessuno lo aveva aggredito perché tutti facevano solo robot e simili.

Ha funzionato perché era fatto bene? No, perché era l’unico che c’era. C’era un buco nel mercato, ed è stato prontamente riempito (che per inciso è il mestiere del marketing, che non è quello di fare spot divertenti e video virali se qualcuno se lo chiedesse).

Se però (come spesso accade) uno non vuole considerare il buco, perché “questa è la mia idea creativa e la voglio fare così” (e questo appunto è quello che lo rende più comune nel gaming e nell’entertainment dove il confine tra impresa e arte è più labile) allora benissimo, però sei un artista e non un imprenditore.

Però comportati di conseguenza e non aspettarti che il mercato (clienti, investitori, distributori…) ti tratti da “azienda”.

Secondo me uno dei problemi è proprio che la maggior parte degli imprenditori guarda la situazione dal lato sbagliato. Ve lo estremizzo così si capisce meglio.

Dimenticati della tua idea e di cosa vuoi fare perché tanto al mercato non gliene frega nulla di te e delle tue idee.

A partire dagli investitori fin giù ai clienti (che è l’unica cosa che conta), a loro interessa che sono tristi  o incazzati, non riescono a fare le cose come vogliono e il Milan ha perso 🙂

Guarda al tuo settore, c’è della gente infelice perché gli manca qualcosa o non riesce a fare qualcosa oppure per farla deve fare dei sacrifici?

Quelli sono il “customer” o “user” e quello è il problema che risolvi!

E tanto per risolvere un altro fraintendimento essere “Lean” non vuol dire spendere pochi soldi o tempo, o non far fatica.

Vuol dire “sviluppare” o “produrre” solo qualcosa che il mercato già vuole.

Ed esserne certi, non sulla base di un convincimento personale ma sulla base di un lavoro “scientifico” di sperimentazione volta a DIMOSTRARE in modo certo e incontrovertibile che le cose stanno in un certo modo.

Se sei un imprenditore e vuoi costruire la tua idea innovativa in modo scientifico e trasformarla in una grande impresa, allora STIAMO CERCANDO PROPRIO TE.

>> LEGGI LA NOSTRA CALL 4 INNOVATORS <<